SENSAZIONE DI UNA MANCANZA, RIFLESSIONI
23 novembre 2017
di Chiara Kiki Effe
Quando una persona a noi cara viene a mancare, la perdita ci fa comprendere appieno che cosa prima avevamo e adesso non abbiamo più. Il ciclo della vita, nascita e poi morte, a volte non lo comprendiamo del tutto, proprio perché di per sé è incomprensibile fino a quando la tangibilità della cosa non ci piove addosso in tutta la sua interezza. Non narrerò delle tante persone a cui tenevo che se ne sono andate, ma narrerò del dolore e del vuoto, della perdita e della mancanza. A volte, in determinati orari del giorno (non in giorni particolari), mi sovviene alla mente un ricordo, come un flash che squarcia il mio cervello, mi si apre davanti una finestrella e sbircio dentro a ciò che fu, una cosa vissuta, un ricordo celato e custodito e la mancanza di chi di quel ricordo non ne può più fare tesoro, si fa sentire. In serate solitarie, dopo che tutti sono andati a dormire e la casa è silenziosa, mi immergo nella pace e nel silenzio, pensando. Magari davanti al caminetto acceso, con un buon libro in mano che non attira del tutto la mia attenzione. Oppure la attira troppo, facendomi vagare con la mente fino a quella persona che non c'è più, ricordandomela, di cui però io a stento ricordo la voce, il profumo, le movenze e solo se mi concentro ne delineo i tratti nella mia mente, così come sono rimasti impressi, magari modificati a mio piacimento, un sorriso più ampio, gli occhi più brillanti, la felicità di essere vivi. Rimanere qui, in questa terra, accettando che tanti invece ci hanno preceduto andandosene non è facile; forse a volte vorremmo essere andati con loro, oppure essere partiti prima, e magari non pensarci più. Nelle giornate un po' più buie nell'anima, quelle in cui forse ciò che mi circonda non mi basta, mi sforzo di pensare invece che, forse, il destino gioca con noi, prescelti che devono restare, per perpetuare la memoria. E forse, solo questo, mi consola.
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News » RIFLESSIONI DI VITA | giovedì 23 novembre 2017
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